SE POTESSI VOLARE

Scoprire da dove si viene, trovare la propria identità e conoscere la propria eredità. La storia che viene narrata è quella autentica di un uomo nato nel Salento e poi emigrato. Racconta di una vita segnata dal destino in un passato fatto di Sud e Nord, di famiglie, di emigrazione, di fede, di guerra, di malattia e amore.

L’uomo ha la parola per raccontare, per trasmettere memoria. Siamo anelli di una catena di generazioni che non devono dimenticare.

Come sopravvivere in un mondo che non ha rispetto verso l’altro e diventare un passaggio tra le generazioni e trasmettere amore.

Camminava con una gamba sola, ma voleva sfidare il mondo, lui avrebbe voluto volare e forse alla fine ci è anche riuscito.

Scheda

Titolo: Se potessi volare

Testo: Lotte Faarup

Regia: Marc van Der Velden

Con: Agostino Aresu e Silvia Civilla

Musiche da vivo: Rocco Nigro

Maschera e marionetta: Rolf Soeborg Hansen

Costumi: Lilian Indraccolo

Scene: Daniela Cecere

Traduzione del testo: Giulia Pataro

Luci: Antonio Apollonio

Ci hanno scritto

“Comprendere, perdonare e alla fine lasciar andare nel blu dipinto di blu. Lo spettacolo mi ha lasciato emozioni autentiche e profonde. Era una vera catarsi nel senso del teatro antico greco. Sembra che veramente sta nascendo un vero teatro…” –  Miriam

“Se potessi volare… Volare è questo che il teatro ti consente di fare. Ti prende per mano facendoti fluttuare in aria. Ti distacchi dalla realtà non già per evaderla ma per osservarla dall’alto mettendola più a fuoco.
La leggi meglio, ti leggi meglio. A volte è uno scandagliare meraviglioso altre faticoso.
Sia benedetto il teatro sempre.”  –  Valeria

“Grazie infinite per la splendida serata, lo spettacolo è bello anche per tutte le tematiche che si intrecciano e che danno un senso l’una all’altra. Il comportamento di Vito, gli effetti della sua malattia, l’incapacità di relazionarsi in maniera empatica e rispettosa, tutto generato dal contesto in cui era cresciuto. Genitori anaffettivi, abbandono, violenza, senso di inferiorità: lui è quello che ha vissuto e dove è vissuto. Ancora complimenti.”  –  Elena

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