TerramMare Residenza Artistica

Il progetto “Residenze Artistiche” ha la importantissima finalità di promuovere una innovazione nel mondo dello spettacolo in Italia: raggiungere risultati che, grazie a confronto e scambio reciproco tra gli operatori, e tra operatori e istituzioni, nei vari territori costituiscano più della semplice somma dei fattori in causa.

TerramMare Teatro, in quanto “Residenza Artistica – Artisti nei territori – art. 43” come da progetto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e della Regione Puglia, ospiterà nel 2021 tre progetti artistici:
FRAGILE – Compagnia Teatro Pubblico Incanto
SEPARARSI – Nunzia Antonino, Rossana Farinati
DI CANTO IN CANTO – Teresa Vallarella – Faraualla.

FRAGILE

Compagnia Teatro Pubblico Incanto - Tino Caspanello e Cinzia Muscolino

Una storia


Una storia è sempre il pretesto per andare oltre la storia stessa, per rintracciare i legami che ci riportano a contatto con il mondo, per costruirne di nuovi o per capire meglio quelli già strutturati. Una storia non è altro che cercarsi nel mondo e cercarsi nell’altro. Mi piacerebbe, a questo proposito, riprendere un mio testo, “Fragile”* per lavorare ancora sulla scrittura e farlo diventare il pretesto di un viaggio che vivifichi il testo, i personaggi e il loro rapporto col tempo e lo spazio. “Fragile” racconta già di spostamenti, di nomadismi: i due protagonisti, un uomo e una donna, sono due artisti di strada, che, di piazza in piazza, cercano di fare luce sulle piccole verità che ci si nasconde, sul legame che, a volte stanco, ci chiede ancora di andare avanti, nonostante le difficoltà della costruzione di legami autentici. “Fragile” è una piccola fenomenologia di coppia. Brevi ricatti, recriminazioni, sottili violenze celate da malinconie e poesia. La donna balla, l’uomo gonfia palloncini senza riuscirci. Due esseri umani in attesa, attesa dell’esibizione, attesa di una moneta che riscatti la fatica degli spostamenti e il freddo di certe notti, il dolore di piccole o grandi ferite che ci si infligge a vicenda e il tempo per risanarle, attesa di una vita che, nella precarietà del suo equilibrio, cela già il suo opposto.

Una ricerca


È innegabile che ogni scrittura è legata a un luogo, al luogo che la abita sicuramente, ma anche al luogo abitato dall’autore. Ed è interessante potere affidare alla geografia i cambi di un registro, di uno stile, delle parole. Il senso della ricerca sta nel creare proprio relazioni nuove, intuire le vibrazioni simboliche che intercorrono tra le cose, tra noi e il mondo, e cercare di capire quanto ogni segno differente, nuovo, divergente, intervenga a mutare i punti di vista sull’opera e sul mondo.
Delle tappe
Attraversando molti luoghi della Puglia, dalle città più grandi ai piccoli centri, è interessante notare quanto molti scorci scenografici si prestino ad accogliere il teatro, affinché la presenza umana non sia un semplice attraversamento del luogo, ma diventi sguardo, ascolto, respiro, permanenza. Penso alle pietre e al colore del barocco delle città del Salento, e, ovviamente, penso ai protagonisti che, proprio come nel testo, le vivono per raccoglierne gli odori, gli umori.

SEPARARSI

Nunzia Antonino - Rossana Farinati

Per quanto sia difficile pronunciarla e ancor più frequentarla, la Morte è stata nel tempo passato custodita come un ospite presente, da rispettare e accogliere: parte riconosciuta della vita e momento di passaggio meritevole di cura e attenzione, mai di sopraffazione. La medicina e la cultura di cui è espressione, hanno teso nel tempo a trasformare la Morte in un evento straordinario da contenere il più possibile, come un terremoto, un incidente da cui difendersi ad ogni costo. Oggi, naturalmente, le bare trasportate dai camion militari e il rifugiarci nel perimetro più stretto delle nostre case ne hanno fatto risuonare l’aspetto più terribile e spaventoso, ma proprio per questo, quanto già prima avevamo sentito meritasse un’indagine, ora assume il carattere dell’urgenza e non per esaltare l’idea del sortilegio, ma per riflettere il complesso e certamente contraddittorio senso che la Morte comporta. Rifletterla, rispettando il compito del Teatro d’essere specchio della natura.
Il nostro studio, che ci approssima a quella che immagineremmo come una messa in scena, già a cominciare dai linguaggi, intende indagare l’ambito facendo prevalere la danza, la musica, la parola poetica, sulla prosa che pure qui non si disdice. Naturalmente, sono innumerevoli le fonti etnografiche particolarmente vivaci nella terra che ci appartiene e ancor più in quella penisola circondata dal mare che chiamiamo Salento.

Dunque, il valore di questa residenza, risiede appunto nel luogo e nella possibilità di affondarvi corpi e menti alla ricerca di un’azione emotiva che possa cogliere l’essenza di una tradizione e rinnovarla. No, non c’immaginiamo niente di folclorico e nemmeno un esercizio calligrafico che ci faccia interpreti anacronistiche di un canto prefico, ma un rapporto dialettico che, tenendoci strettamente legate alla contemporaneità, colga dalle tracce del passato indicazioni  di ritmo, cioè di senso, per l’esplorazione di un campo delicato come quello della sorella Morte.
Nel Medioevo e in età moderna, la buona morte era identificata a casa propria, nel proprio letto. Secoli di storia ci dicono che i morenti rimanevano a casa, e la loro stanza (spesso l’unica) era sempre affollata da familiari intenti nelle faccende domestiche, da vicini che si recavano in visita portando cibi, da compaesani e membri della comunità. Doveva essere meno temibile morire in mezzo a quella vita brulicante, anche se certo la privacy era compromessa. Personalmente trovo rassicurante la prospettiva di morire nel proprio letto. Immagino che la morte, come tutte le esperienze ignote, quando si avvicina, faccia paura; e non è aiuto di poco conto affrontare un evento che sgomenta in un ambiente consueto, non troppo spaesante, non troppo tecnologicamente connotato. Allungare una mano e trovare gli occhiali o il bicchiere d’acqua sul comodino, o far vagare lo sguardo fuori dalla finestra, come molte altre volte nella vita; ascoltare il suono dell’esistenza dei familiari che prosegue, la serratura che scatta, il postino che suona, i passi nel corridoio, le voci note, le pentole e le stoviglie che tintinnano in cucina, i profumi di pietanze conosciute, deve essere molto confortante. E vedere i propri cari affacciarsi di tanto in tanto sulla soglia della camera, chiedere: “Come stai?” sedersi su letto, sorridere, parlare, tacere, piangere.” (Da: Sia fatta la mia volontà, ripensare la morte per cambiare la vita, Marina Sozzi)

DI CANTO IN CANTO

Teresa Vallarella - Faraualla

Teresa Vallarella, fondatrice del gruppo musicale Faraualla, da tempo impegnata nella ricerca e nella riproposizione della cultura musicale tradizionale, intende, attraverso questa residenza sviluppare una ricerca partendo da un incontro che porta a stimolare il recupero della tradizione musicale della comunità locale. Protagoniste saranno le donne della stessa comunità.
Il percorso sarà sviluppato in diverse tappe e non si limiterà esclusivamente alla raccolta delle testimonianze ma l’idea è quella di far nascere un percorso che possa coinvolgere anche una comunità come fonte di ricerca ai fini di una presa di coscienza sull’importanza che riveste la conoscenza e la sopravvivenza delle proprie tradizioni.
L’istinto alla conservazione è un aspetto fondamentale dell’universo femminile. Riporre, prendersi cura degli oggetti e dei ricordi, conservare, sono aspetti importanti della cultura materiale di un popolo. Tenere unita la famiglia, aver cura della forza che viene dall’unione del clan, sono compiti che da sempre hanno visto protagoniste le donne.
Chi meglio di loro, dunque, può comprendere, anche solo a livello istintivo, l’importanza che la memoria riveste nella conservazione di una specie?
La Storia, oggi più che mai, insegna quanto sia importante riconoscersi in una tradizione e quanto soffrano coloro ai quali le proprie radici non sono riconosciute.
Durante la residenza lavorerò per sviluppare con un gruppo alcuni brani polifonici appartenenti ad altre tradizioni, ai fini di una cultura non solo del recupero, ma anche dell’incontro e del confronto.
La voce è uno strumento dalle molteplici potenzialità espressive, alcune di queste codificate in tecniche e riconducibili a determinati ambiti musicali, altre meno esplorate ma non meno ricche di stimoli e degne di attenzione da parte di chi si avvicina allo studio di questo strumento.
La vocalità nella musica etnica, come frutto più immediato e primario della sensibilità e degli umori di un popolo, offre spunti interessanti a questo tipo di approccio: la prima tappa dell’incontro sarà, dunque, l’apprendimento e l’interpretazione di alcuni canti tradizionali di diversa provenienza, per l’illustrazione immediata di alcune tecniche vocali e della loro genesi, delle polifonie e dell’uso della voce in popoli diversi e geograficamente lontani.
Ma la voce, ancor prima di racchiudere un’identità collettiva, è espressione di una individualità. Ogni suono vocale è valido per esprimersi. Di qui parte il gioco dell’improvvisazione, individuale e di gruppo.
Durante le varie tappe di residenza nascerà un materiale sonoro che porterà a momenti improvvisativi invitando ad esprimersi attraverso linee melodiche, frasi ritmiche, sillabe o semplici suoni ripetuti, interagendo con gli altri e creando una sorta di stimolante confronto, da cui la creazione in tempo reale di melodie, armonie e incroci ritmici, l’individuazione di precisi gruppi improvvisativi, il loro sviluppo, l’arrangiamento.